Sport e invecchiamento: 30 anni più giovani con regolare allenamento

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Sport e invecchiamento: 30 anni più giovani con regolare allenamento

A sostenerlo una ricerca sul processo di invecchiamento. In particolare, i muscoli di un gruppo di anziani sono risultati simili, sotto diversi aspetti, a quelli di giovani che fanno sport.

Tutti  invecchiamo ogni giorno della nostra vita. Ma ognuno in modo unico. Sono diversi, infatti, i fattori che influenzano tale processo e lo stile di vita sembra avere un grande peso nella rapidità di un declino biologico inevitabile. In particolare, un nuovo studio – pubblicato sul Journal of Applied Physiology – mette in luce come l’attività fisica potrebbe alterare il modo in cui invecchiamo.

I ricercatori della Ball State University di Muncie, Indiana (Usa) hanno preso in considerazione un gruppo di anziani – uomini e donne – che per decenni hanno svolto regolarmente attività fisica. Le capacità aerobiche dei settantenni attivi sono risultate significativamente migliori rispetto a quelle dei loro coetanei. E questo, hanno osservato i ricercatori, li rendeva di circa 30 anni biologicamente più giovani.

Finora gran parte delle ricerche che hanno messo in evidenza il ruolo dell’attività fisica nel processo di invecchiamento – registrando effetti su muscoli, cervello, sistema immunitario e cuore – hanno confrontato atleti anziani con persone della stessa età che svolgevano una vita sedentaria e pochi di essi hanno preso in considerazione anche le donne. In questo studio, invece, i ricercatori si sono voluti concentrare su persone di entrambi i sessi che svolgono attività fisica in modo ricreativo.

“Il nostro interesse – afferma sul New York Times Scott Trappe, direttore dello Human Performance Laboratory di Ball State e autore dello studio – era rivolto a persone che avevano iniziato ad allenarsi durante il boom dell’attività fisica avvenuto negli anni ’70”. Il 23 giugno 1972, infatti, il presidente Richard Nixon firmò il “Titolo IX”, la legge contro la discriminazione sessuale, nota soprattutto per la promozione di programmi scolastici sportivi rivolti alle donne. E nel 1977 la pubblicazione del libro The complete book of running (Il libro della corsa) avvicinò una generazione di giovani all’attività fisica ricreativa. Il testo vendette oltre un milione di copie e rimase per undici settimane al primo posto nella classifica dei libri più venduti. “Grazie al libro di James Fixx – dice Trappe – la gente iniziò a considerare l’esercizio fisico un hobby”.

Correre, andare in bici, nuotare o allenarsi spesso: alcuni hanno continuato a praticare il loro hobby nei successivi 50 anni. E la maggior parte non era quasi mai interessata a partecipare a gare o competizioni sportive.

Sono stati proprio loro gli uomini e le donne – ora settantenni – che i ricercatori hanno cercato di studiare. Usando pubblicità locali e altri metodi di reclutamento, hanno trovato 28 di loro, tra cui sette donne, ognuna delle quali era stata fisicamente attiva negli ultimi cinquant’anni. Oltre a questo primo gruppo di anziani, i ricercatori hanno anche reclutato un secondo gruppo di persone della stessa età che non avevano svolto attività fisica durante l’età adulta e, infine, un terzo gruppo di giovani fisicamente attivi di circa 20 anni. Obiettivo?

Valutare le capacità aerobiche degli individui appartenenti ai tre diversi gruppi per poter fare un confronto. Così, in laboratorio, i ricercatori, usando campioni di tessuto, hanno misurato il numero di capillari e i livelli di alcuni enzimi nei muscoli considerando che numeri alti per ciascun parametro indicano una migliore salute muscolare. In particolare, l’interesse dei ricercatori era rivolto al sistema cardiovascolare e ai muscoli, perché si ritiene che inevitabilmente peggiorano con l’età. Gli scienziati, infatti, si aspettavano di trovare nelle differenze tra i gruppi quello che Trappe definisce un “modello gerarchico”. In altre parole pensavano di osservare nei giovani muscoli più robusti e migliori capacità aerobiche, negli anziani che avevano praticato attività fisica per tutta la vita, capacità leggermente peggiori e negli anziani non allenati muscoli e capacità aerobiche ancora più deboli.

Ma questo risultato non è esattamente quello che hanno trovato. I muscoli degli anziani che avevano continuato a praticare attività fisica regolarmente dagli anni ‘70 per i successivi cinquanta anni, infatti, sono risultati simili a quelli dei giovani, con molti capillari ed enzimi come loro, rispetto a quelli degli anziani sedentari. Le loro capacità aerobiche, sebbene inferiori rispetto a quelle dei giovani, erano circa il 40% più alte rispetto a quelle dei loro coetanei sedentari. In particolare, i ricercatori hanno confrontato le capacità aerobiche degli anziani attivi con i dati consolidati che associano alle diverse età le capacità considerate “normali”. Risultato? La loro salute cardiovascolare era paragonabile a quella di persone di 30 anni più giovani di loro. “Queste scoperte sulla salute muscolare e cardiovascolare nelle persone anziane fisicamente attive – afferma Trappe – suggeriscono che quello che ora consideriamo un normale deterioramento fisico con l’invecchiamento potrebbe, forse, non essere inevitabile”.

Tuttavia, questo studio è trasversale, cioè ha messo in luce un singolo momento nella vita delle persone, e non può dirci se le loro abitudini di esercizio fisico siano la causa diretta delle differenze di salute o se, invece, i geni, il reddito, la dieta e altri fattori dello stile di vita abbiano contribuito e in che modo.

Inoltre lo studio non ha esaminato la massa muscolare e altre importanti misure di salute e non ha valutato se è possibile iniziare a praticare attività fisica in una fase avanzata della vita e beneficiarne nella stessa misura. Sicuramente tutti aspetti che dovranno essere presi in considerazione in studi futuri, “ma già i risultati di questa indagine – afferma Trappe – suggeriscono come l’esercizio fisico potrebbe aiutarci a costruire una riserva di buona salute ora, una riserva che potrebbe in futuro permetterci di rallentare o evitare la fragilità fisica”.

Fonte: Repubblica.it (https://www.repubblica.it/salute/alimentazione-e-fitness/2018/11/26/news/una_regolare_attivita_fisica_puo_mantenere_il_corpo_30_anni_piu_giovane-212412863/?ref=fbpd)

 

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