Interrogazione parlamentare rifiuti Canicattì

Riceviamo e pubblichiamo.

Chi abbandona i rifiuti per strada non è un cittadino che protesta, ma un criminale consapevole di avvelenare le nostre famiglie, la nostra comunità.

Chi incendia rifiuti consuma un delitto che è punito con la reclusione da due a cinque anni, o da tre a sei anni se il fuoco è appiccato a rifiuti pericolosi.

Questo succedersi continuo, ramificato, scientifico di incendi di rifiuti fanno intravedere un disegno, ed è chiaro che chi mette in atto una strategia per diffondere un senso di sfiducia nei confronti delle Istituzioni, intende alimentare l’antistato.

Chi considera questi atti criminali come una forma illegittima di protesta a fronte di disservizi nel servizio di gestione dei rifiuti, di fatto ne è complice.

E’ evidente a chiunque eserciti la ragione ed il buon senso, e non si avventuri in irresponsabili speculazioni politico-elettorali, che il territorio cittadino non può essere presidiato in ogni suo via da un esponente delle Forze dell’Ordine o da una telecamera, e che l’unico modo per sconfiggere l’antistato è certamente quello di rendere percepibile la presenza dello Stato con l’aumento dei controlli, ma anche quello di un processo di vigilanza collettiva, che aiuti ad identificare e denunciare gli avvelenatori della nostra Città. 

Questa notte hanno incendiato un cumulo di rifiuti in corso Garibaldi ed è evidente che, come negli altri casi, non si è trattato di autocombustione, ma di una mano criminale che vuole generare il caos, ed ha fatto respirare aria avvelenata a me, alla mia famiglia ed a quella di tanti altri concittadini.
Ho fiducia nelle Istituzioni; insieme ai nostri concittadini riusciremo a spezzare questa morsa che vuole soffocare la nostra comunità.

Il Presidente del Consiglio Comunale di Canicattì
Alberto Tedesco