Dopo le dichiarazioni di Daniele Lo Dato, che in queste ore ha ritrattato la versione rilasciata agli inquirenti lo scorso 18 giugno, data dell’omicidio del giovane Marco Vinci, riguardanti l’uso di sostanze stupefacenti la notte in cui avvenne l’accoltellamento, parla l’ex avvocato difensore Luisa Di Fede accusata dallo stesso Lo Dato di aver indotto il giovane a sostenere la tesi dell’utilizzo di droga. ” Ho appreso poche ore fa la notizia delle fantasiose dichiarazioni del mio ex assistito che avrebbe sostenuto di essere stato consigliato da me a sostenere la tesi dell’assunzione di droga – commenta l’avvocato Di Fede – dichiarazioni che non stanno né in cielo né in terra, si tratta di consigli che nessun avvocato darebbe poichè l’assunzione di sostanze stupefacenti rappresenta un’aggravante in sede processuale. La mattina del delitto, Lo Dato è stato interrogato presso gli uffici della compagnia dei carabinieri di Canicattì dal Pm Antonella Russo che lo ha interrogato prima che io avessi un colloquio privato con il mio assistito, tutto ciò a garanzia della genuinità delle dichiarazioni. La mattina del 18 giugno , data dell’omicidio, ho presenziato all’interrogatorio senza conferire con il mio ex assistito, così come verbalizzato dal Pm Russo. In quella sede Lo Dato ha dichiarato, di sua volontà , di aver assunto sostanze stupefacenti. Tutto ciò risulta dai verbali di interrogatorio. Lo stesso Pm ha chiesto l’invio degli atti alla procura poichè è evidente che si tratta di un caso di false dichiarazioni. Nelle prossime ore valuterò anche eventuali azioni legali nei confronti del mio ex assistito”.