Riceviamo e pubblichiamo un comunicato  inviato alla nostra redazione come contributo esterno. Il materiale non è prodotto dalla redazione di siciliareporter. Fino agli anni ’50 “Lu Tri di Maju” era una delle più belle e significative feste della Sicilia: esprimeva la civiltà contadina della nostra terra. Una processione solenne con le vare del Crocifisso e dell’Immacolata seguite da portatori di lunghi ceri adorni di fiori, mentre nella domenica successiva il Crocifisso faceva il giro del rione raccogliendo: soldi, oro, frumento e fave.  Negli anni ’80 durava una decina di giorni, con una grande fiera di bestiame e di mercanzie. Si iniziava con una pittoresca Rietina, una sfilata di muli e cavalli per le vie della città addobbati secondo antica tradizione, e con la partecipazione della banda musicale, del gruppo Folkloristico e li Tammurinara. Di recente, tale manifestazione è stata sostituita con il raduno di Fiat 500 e auto d’epoca.   Durante la festa in numerose bettole e osterie (le cosiddette putii di vinu) si consumavano carciofi bolliti e uova sode, e si faceva letteralmente a gara a chi mangiava e beveva di più. Dagli anni ’90 in poi furono introdotte diverse sagre di prodotti tipici come: la ricotta, la salsiccia, la cipolla, la torta e il gelato.  Trovavano spazio anche i giochi della gioventù: la corsa con i sacchi, il tiro alla fune, la trottola, la nzipita, l’albero della cuccagna, e i tornei di calcio con le mascotte. Molti sono i ricordi legati alla mitica Straborgalino, per poi tornare in piazza Indipendenza con una maglietta, un pallone e un cappellino.   Tra gli appuntamenti più attesi dalla gente c’erano sicuramente i cantanti, mentre a chiudere i festeggiamenti ci pensavano i fuochi d’artificio, veramente degni di nota. Altri tempi, con piazze e vie piene di luci (illuminazione), gente nelle baracche per comprare il torrone e la cubaita, ma soprattutto la devozione di tanti fedeli.  Articolo realizzato per ricordare le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra storia. W Lu Crucifissu!

A cura di Vincenzo Ferrante Bannera