Canicattì, Emergenza coronavirus: il racconto di Antonella, una concittadina che vive a Bergamo

Il Comune di Canicattì ha pubblicato una lettera mandata da parte di Antonella, una nostra concittadina trapiantata nel bergamasco che racconta la propria esperienza nelle zone dove il Coronavirus ha colpito maggiormente la popolazione.

Ecco il testo:

“Ciao,mi chiamo Antonella, ho 45 anni e sono nata e cresciuta a CANICATTÌ fino all’età di 22 anni.
Nel 1998 mi sono sposata e trasferita al nord, precisamente a Cisano Bergamasco,un paesino di 6000 abitanti vicino a Bergamo.
Qui,insieme a mio marito,anche lui siciliano,di Campobello di Licata, abbiamo formato una splendida famiglia, 3 figlie, una bella casa ,un lavoro statale per entrambi.. tutto ciò con grande sacrificio perché lontani dai propri familiari e dalla propria terra..
Fino a qui direte, e quindi?
Nulla ma come cittadina mi sento in dovere di dire qualcosa ai miei compaesani.
Dal 24 febbraio che viviamo un incubo …incubo chiamato Coronavirus!
All’inizio la cosa è stata sottovalutata,molti appelli non sono stati ascoltati e quando dagli ospedali iniziava ad emergere la cosa,con appello dei medici anche attraverso i social, si è iniziata ad avvertire la paura.
Hanno chiuso le scuole( mia figlia che ha 12 anni è a casa da 4 settimane), teatri,cinema,centri commerciali, negozi, hanno sospeso attività sportive,funzioni religiose, catechismo.. tutto per evitare assembramenti.
Anche i funerali non vengono celebrati. Ti ridanno il tuo caro chiuso in una bara, dopo che è morto da solo in ospedale!
Qui non muoiono solo le persone anziane,ma anche i giovani! In ospedale non ci sono più posti,non ci sono più mascherine,il personale medico si sta ammalando e molti medici o infermieri sono morti!
Siamo tutti stanchi, ma molti ancora NON capiscono, perché chi VIGLIACCAMENTE è scappato dal nord verso il sud è andato a infettare i propri cari, con il rischio di mettere in ginocchio una sanità che fa già fatica

Chi non abita a Bergamo ha una percezione completamente distorta del problema. Il numero dei contagiati che abbiamo non è nemmeno lontano paragonabile a quello di altre zone. Solo nella giornata di ieri,15 marzo, sono morte 50 persone!
A differenza di tutto il resto d’Italia nessuno ha voglia di fare polemiche inutili e di puntare il dito,ma si pensa alle persone che conosci che sono ricoverate che stanno male e che non puoi andare a trovarle. Si cerca di confortare un genitore, un amico,un parente che è costretto a vivere il dolore in solitudine, senza nemmeno poter celebrare il funerale.
Io e marito abbiamo continuato a lavorare, perché è vero che se hanno chiuso tante ditte, gli uffici statali anche se chiusi al pubblico, sono operativi e i treni continuano a viaggiare anche se mezzi vuoti!
Mia figlia,invece, casa da sola! Con i mille pensieri di un genitore che lascia il figli a casa per 7/8 ore! Secondo voi per me non era più semplice mandarla in Sicilia dai miei genitori? Invece NO.
No per rispetto verso i miei genitori, verso i miei fratelli e miei nipoti! Perchè se vuoi bene a qualcuno, lo PROTEGGI!
Quindi a chi è scappato dico solamente che tutto ciò si poteva evitare se solo avessimo messo in pratica quello che stiano facendo:STARE A CASA!
Stare a casa è fondamentale per non infettare gli altri, per non fare circolare il virus. Dobbiamo farlo per una volta! Dobbiamo seguire le regole per aiutare i medici che lavorano per noi, per difendere i più deboli… e ve lo dice una che in queste settimane ha sempre sostenuto che le regole vanno applicate e non discusse, ma che ha anche cercato di mantenere alta la speranza e la volontà di non fermarsi di fronte alle difficoltà.
Diamo una dimostrazione di realismo e di buon senso STIAMO A CASA.

Antonella,una siciliana che ama il SUD ma che vive in una regione dove rendo il giusto rispetto ai valori e al senso del dovere chi i miei genitori mi hanno trasmesso!

PS: mio marito ha lavorato fino a giovedì sempre ,con rispetto e dedizione verso il proprio lavoro che ama!
Da venerdì febbre alta a 38.5 e tosse..
isolato in casa, in una stanza da solo!”

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Published by
Davide Difazio