In Sicilia, la popolazione ha subito un calo significativo, con una perdita di 94 mila abitanti negli ultimi cinque anni, rappresentando un decremento dell’1,93% del totale degli abitanti dell’isola.

L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) Sicilia ha evidenziato la gravità della situazione in un convegno tenuto a San Marco D’Alunzio, nella provincia di Messina, dove il fenomeno dello spopolamento è stato al centro delle discussioni.

Le province di Enna e Agrigento sono tra le più colpite, con rispettivamente un calo del 4,58% (7.431 abitanti) e del 3,46%(14.826 abitanti).

Anche le grandi città non sono immuni: Palermo ha visto una diminuzione di 27.413 residenti. In controtendenza, solo Catania e Ragusa mostrano un lieve aumento della popolazione.

Paolo Amenta, presidente regionale dell’ANCI, ha sottolineato l’importanza di valorizzare le aree interne e montane della regione, proponendo di sfruttare le potenzialità di questi territori per stimolare la crescita e il rilancio economico.

“Il Paese ha la possibilità di crescere e di ripartire utilizzando le potenzialità delle cosiddette aree interne,” ha affermato Amenta, evidenziando la necessità di una visione strategica integrata che includa sanità e servizi sociali.

Mario Emanuele Alvano, segretario generale di ANCI Sicilia, ha espresso preoccupazione per il declino demografico che non risparmia nessuna provincia. Ha criticato l’approccio superficiale della politica rispetto a questo problema crescente.

Per contrastare questa tendenza, la Regione Siciliana ha annunciato l’avvio del “Fondo per la montagna”, che erogherà 20 milioni di euro per sostenere i piccoli comuni delle aree montane.

Questi fondi saranno destinati a migliorare le infrastrutture essenziali come la viabilità, l’efficienza energetica e la dispersione idrica, ha spiegato Andrea Messina, assessore regionale delle Autonomie sociali.

Queste misure sono intese non solo a contenere lo spopolamento ma anche a rilanciare economicamente le aree più colpite, promuovendo un ritorno alla vita nei piccoli centri, spesso trascurati ma ricchi di potenzialità.

L’obiettivo finale è trasformare questi luoghi in comunità vivibili e sostenibili, dove sia possibile fare “tutto”.