Rivelazioni shock quelle descritte da parte degli dell’hotspot di Lampedusa a una delegazione di ricercatori della Cild, Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili, di avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e di mediatori culturali di IndieWatch. Nel dettaglio, sembra gli ospiti del centro avessero bagni e docce privi di porte, stanzoni per 36 persone senza separazione tra uomini e donne e acqua corrente interrotta alle 21 alle 7. Condizioni di vita da incubo quindi quelle che sono state denunciate dai migranti, le cui parole sono contenute in un dossier presentato ieri alla Camera, in cui tra l’altro si parla addirittura di tentativi di stupro e atti estremi di autolesionismo. Dopo la visita, gli avvocati delle organizzazioni hanno presentato cinque ricorsi d’urgenza alla Corte Europea dei diritti dell’uomo vertenti principalmente sulle condizioni del centro e in particolare sulla vulnerabilità di donne e bambini. Denuncia che però con la chiusura temporanea del centro ha in parte perso la propria ragione d’essere, perché i migranti sono stati nel frattempo trasferiti in un’altra struttura. Nel loro interesse comunque, gli avvocati fanno sapere che ci saranno ricorsi ordinari per chiedere dell’Italia al pagamento di un indennizzo.
Di Pietro Geremia












