Semplificazione ossessiva degli appalti, ripristino (occulto) dell’affidamento di incarichi professionali a titolo gratuito e rilancio dell’appalto integrato. Sono questi i principi che ispirano la nuova legge, già approvata dalla Camera, con la quale il Governo sarà delegato a emanare il nuovo codice dei contratti.

Principi che delineano un’allarmante retromarcia del Parlamento, rispetto alla precedente legge delega n°11 del 2016 e allo stesso Codice dei contratti attualmente vigente che, seppure con una serie di criticità, tracciava di fatto un percorso per rilanciare la centralità del progetto, puntando su procedure innovative come il concorso di progettazione (a due gradi) e sulla qualità delle prestazioni professionali.

“Ci risiamo – afferma il presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento Rino La Mendola – ogni qualvolta il Parlamento legifera in materia di lavori pubblici, l’unico elemento preso in considerazione è quello della semplificazione degli appalti, mentre viene sempre più ignorata l’importanza della centralità del progetto e la necessità di superare la lentezza di altre fasi nevralgiche del processo di esecuzione delle opere pubbliche, come la programmazione, la redazione e l’approvazione dei progetti, l’esecuzione e il collaudo dei lavori che sempre più spesso viene redatto dopo tanti anni dalla fine dei lavori, magari quando le opere pubbliche sono già fatiscenti.

Il nostro disagio – continua – assume dimensioni maggiori quando l’impianto della legge non nasconde il rilancio dell’appalto integrato che costituisce una procedura stantia che relega il progetto a un ruolo del tutto marginale nel processo di esecuzione dei lavori pubblici.

Il legislatore non ha ancora compreso che non serve semplificare le procedure di appalto se viene sottovalutata la centralità e la qualità del progetto. Se un progetto è carente, durante i lavori, vengono fuori inevitabilmente varianti e contenziosi che allungano i tempi di realizzazione dei lavori e talvolta finiscono per alimentare il triste parco delle opere incompiute ricadenti sul territorio. Il disagio diventa addirittura dilagante quando il testo della legge, già approvato alla Camera, riapre incredibilmente alla possibilità dell’affidamento di servizi di architettura e ingegneria a titolo gratuito, seppure a seguito di apposita motivazione.

Nella consapevolezza che, nel nostro Paese, tutto può essere motivato, questa apertura di fatto ci riporta indietro di qualche anno e precisamente al 2016, quando a Catanzaro paradossalmente era stato affidato un Piano Regolatore a fronte del compenso di “un euro”, in barba alla dignità dei professionisti e alla qualità delle prestazioni professionali. Riteniamo che gli architetti agrigentini – conclude La Mendola – così come quelli di altre province italiane, abbiano il diritto di pretendere un deciso intervento dei nostri vertici nazionali per fermare questa pericolosa “deriva”, alimentata da un Parlamento che, dopo aver schiaffeggiato i liberi professionisti con smisurate sanzioni per errori nelle asseverazioni per il Superbonus, oggi si accinge a varare una pessima legge delega e un conseguente pessimo Codice dei contratti, con ricadute negative sulla nostra economia e sulla qualità architettonica delle nostre città”.