Sicilia, 27 anni senza Falcone e Borsellino: come sarebbe oggi l’Italia se fossero ancora tra noi?

Sicilia, 27 anni senza Falcone e Borsellino: come sarebbe oggi  l’Italia se fossero ancora tra noi?

Falcone e Borsellino, cosa è cambiato a 25 anni dalla morte?“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”,

Queste parole le pronunciava Giovanni Falcone, negli anni in cui era impegnato in prima linea nella lotta alla mafia.

Oggi, a distanza di 27 anni, vediamo come nulla è cambiato nell’intreccio mafia – politica che ha portato alla morte di Falcone, Borsellino e di tanti uomini dello stato che hanno creduto negli ideali di giustizia.

Una giustizia calpestata e offesa dai vertici del Governo di allora che con lacrime di coccodrillo si presentarono a Palermo per commemorare le vittime innocenti delle stragi di quel terribile anno.

La rabbia dei Siciliani onesti allora esplose con prepotenza con urla e invettive contro i politici presenti ma purtroppo durò poco, a distanza di 27 anni vediamo come la rassegnazione alla corruzione politico – mafiosa del popolo siciliano e dell’Italia in genere, ha consentito a questo sistema marcio di andare avanti portando oggi allo sfracello il nostro povero Paese.

Oggi, rivedendo le immagini drammatiche dell’attentato al giudice Borsellino e riascoltando le sue denunce rimaste nel dimenticatoio per anni, una rabbia maggiore di allora mi assale e mi turba poiché ho la consapevolezza che a distanza di 27 anni nulla è cambiato!!!

La Politica non ha dato nessun segno tangibile per debellare definitivamente il binomio Mafia – Politica.

I nomi di Falcone e di Borsellino, dopo la loro morte, sono stati utilizzati da un’antimafia di facciata che ci ha costruito su carriere politiche e non.

Celebre e paridgmatico di tale uso italico è il dibattito fazioso seguito all’altrettanto celebre riflessione di Leonardo Sciascia sui “Professionisti dell’antimafia” apparsa sul Corriere della Sera del 10 gennaio 1987.

Dalla articolata tesi di Sciascia secondo cui in Sicilia il modo migliore per fare carriera in politica e in magistratura è dichiararsi antimafioso, usare l’”antimafia come strumento di potere”, come mezzo per diventare potenti ed intoccabili, ne derivò un attacco senza precedenti, delegittimante, a Falcone e Borsellino, a tutto il pool antimafia di Palermo, ai magistrati attivi contro cosa nostra, e ai movimenti antimafia.

Probabilmente Sciascia voleva solo mettere in guardia contro il pericolo che qualche magistrato o politico disonesto potesse sfruttare la lotta alla mafia per i suoi interessi personali.

E’ accaduto però che citare Borsellino come “esempio attuale ed effettuale” di professionismo mafioso, insinuare il dubbio che il magistrato avesse fatto carriera grazie alla lotta alla mafia, è stato sfruttato abilmente dai nemici del pool.

Assistiamo da decenni ad una squallida retorica di Politici “corrotti” che parlano di giustizia, esaltando uomini morti per lo Stato ma per i quali loro stessi hanno remato contro. E allora cari lettori, visto che il sistema che ci governa è ormai un malato terminale deve essere il popolo a riprendersi quella dignità che tanto reclama .

Queste semplici righe non hanno la presunzione di cambiare il mondo ma di sicuro hanno la consapevolezza che se tutti insieme crediamo con forza che tutto si può trasformare.

L’ostruzionismo di alcuni politici è inaccettabile ed è anche un vero e proprio sabotaggio contro il nostro Paese in un momento difficilissimo. Il popolo Italiano, in particolare quello sicialiano, nella prossima tornata elettorale, ha il dovere di dare un segnale forte bloccando qualunque iniziativa per farci uscire fuori da questo pantano.

I politici attuali, per lo stile di vita che conducono, non sono più credibili e rappresentano un’offesa per i milioni di Italiani che a stento riescono a vivere.

Con quale diritto chi guadagna 30 mila euro al mese può permettersi di perseguitare gli onesti e i poveracci premiando i corrotti, i privilegiati e i banchieri? Bisogna mettere insieme libertà e solidarietà, meritocrazia, trasparenza e sostegno alle fasce deboli.

Ma voglio concludere questo mio editoriale con la stessa domanda che ho posto nel titolo, come sarebbe oggi l’Italia se Falcone e Borsellino fossero ancora tra noi?  A voi i commenti.

Sotto una  delle ultime apparizioni in pubblico di Paolo Borsellino, da ascoltare attentamente cosa diceva.

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