E si è arrivati al dunque. Da 15 anni il Sinalp Sicilia denuncia le assurde politiche dei Governi Nazionali per il Sud che hanno ottenuto solo l’obiettivo di desertificare intere aree della Sicilia con una crescente emigrazione dei nostri figli verso il Nord e peggio verso l’estero, arricchendo e dando valore aggiunto ad altri territori e non alla nostra terra.

Dopo aver raggiunto il triste successo della riduzione della popolazione Siciliana sotto i 5 milioni di abitanti oggi viene certificata la decrescita demografica di Palermo che perde dal 2011 ad oggi quasi 20 mila abitanti.

La mancanza di una vera politica di promozione e crescita del tessuto produttivo siciliano ha causato questa debacle  demografica.

L’emigrazione si è caratterizzata dalla fuga dei nostri giovani migliori, più preparati, più culturalmente attrezzati.

Questa emigrazione, rispetto a quella del dopoguerra che ha visto la fuga delle classi meno professionalmente qualificate, ha creato il deserto dei futuri quadri dirigenti che dovrebbero traghettare la nostra società verso un futuro positivo per i nostri figli e nipoti.

La Sicilia negli ultimi 20 anni si è trasformata in un grande territorio di consumatori di tutto quanto ci viene elargito dal Nord o dall’estero.

Stiamo lentamente distruggendo la nostra capacità produttiva; Prima si diceva che i siciliani erano dei bravi produttori ma deficitavano nelle capacità di commercializzazione di quanto prodotto, per evidenziarne la capacità produttiva dei siciliani.

Oggi non possediamo più un tessuto produttivo degno di questo nome.

La Grande Distribuzione Organizzata è ormai saldamente nelle mani di gruppi esteri che non vendendo tra i loro scaffali alcun prodotto siciliano di fatto ci trasforma in consumatori distruggendo le nostre aziende produttive con il relativo indotto ed i livelli occupazionali raggiunti.

L’agricoltura, un tempo fiore all’occhiello della nostra isola, annaspa per non morire. Troviamo nei nostri mercati arance del Marocco, frumento del Canada, vino del Sud Africa, olio della Tunisia, limoni del Cile, pomodori dalla Cina, bovini dalla Romania e via di questo passo, e contestualmente i nostri agricoltori ed allevatori chiudono le loro aziende perché, pur avendo prodotti qualitativamente notevolmente superiori, non sono commercialmente concorrenziali visto che la concorrenza non ha alcun obbligo su controllo e qualità delle materie prime utilizzate.

La sopravvivenza della nostra Sicilia è nella Politica regionale che oggi più che mai è chiamata ad agire nella difesa della nostre aziende e nella promozione dei nostri prodotti limitando al massimo l’invasione della nosttra terra di scadenti prodotti provenienti dall’estero.

Agire, privilegiando il nostro tessuto produttivo, significa salvaguardare i livelli occupazionali e far rientrare i nostri giovani costretti ad emigrare per un futuro migliore.