“Causa del decesso: lasciata sola!” E’ stato il titolo di un’iniziativa promossa dalla Ugl su tutto il territorio nazionale e partita cinque anni fa proprio da Aci Trezza.

Una frase forte, una denuncia, dovuta ai numerosi femminicidi registrati, resa ancora più attuale dalla brutale uccisione di Vanessa Zappalà. “C’è tanta rabbia per quanto accaduto e non ci diamo pace perché poteva essere l’ennesima tragedia da evitare – dichiara il segretario territoriale della Ugl di Catania, Giovanni Musumeci.

Vanessa è stata di fatto abbandonata dalle istituzioni nella sua difficoltà, rimanendo soltanto sorretta dalla sua grande voglia di vivere e da un coraggio che non ha avuto eguali. Non è bastato, perché norme poco incisive e qualche valutazione poco attenta l’hanno esposta ad un destino crudele.

E lo ha affrontato con grande dignità, da sola. Come solo e libero di agire è stato lasciato l’assassino, a cui è bastato infrangere una sola volta il divieto di avvicinamento per spegnere la vita della sua ex.

Non c’è dubbio che, ancora una volta, abbiamo perso tutti (non solo lo Stato) perché evidentemente le nostre denunce e le varie campagne di sensibilizzazione, nei confronti di un tema così delicato, dopo tutto questo tempo non hanno trovato la giusta dimensione legislativa, giuridica ed applicativa. Inutile continuare a fare scorrere fiumi di parole, dare vita alle solite passerelle del momento, impegnarsi a celebrare il 25 novembre e l’8 marzo con svariate manifestazioni, per poi non potersi avvalere di una legislazione chiara ed incisiva.

Non servono norme su altre già scritte e possibilmente poco efficaci, ci vuole un testo unico chiaro e diretto a creare una rete di protezione della vittima e di pena certa per chi si fa autore del reato – fa notare Musumeci. Spesso ci sono personaggi tutelati forse senza alcun motivo e soggetti che possibilmente finiscono in strutture per il recupero quando non ne avrebbero bisogno. Senza queste storture del sistema si sarebbero potute raccontare storie diverse, compresa quella della giovane Vanessa.

Come organizzazione sindacale, chiamata a tutelare i lavoratori anche nei loro diritti di persone e di cittadini, pretendiamo adesso un impegno netto da parte del legislatore che, ora più che mai, può correre ai ripari avendo le condizioni politiche per imprimere una svolta definitiva e non portarsi nella coscienza ulteriori vittime di questa lunga scia di violenza. Pretendiamo dalle istituzioni una risposta chiara, affinché ci sia un’assunzione di vera responsabilità da parte dei centri decisori.

Ci sentiamo sconfitti – conclude il leader catanese della Ugl – ma non per questo ancora domi nel voler condurre questa battaglia. Siamo consapevoli del valore delle iniziative volte all’educazione, sin dall’età scolastica, sulla tematica, ma siamo convinti che senza leggi e pene certe ogni attività diventa vana. Questo è il momento del cordoglio e siamo vicini con grande affetto alla famiglia ed agli amici di Vanessa.

In lei abbiamo visto i nostri figli ed abbiamo paura che, se non cambia nulla, chiunque può diventare all’improvviso protagonista di un dramma. Noi, insieme alla segreteria etnea ed in particolare al dipartimento Ugl Pari opportunità, guidato da Giusy Fiumanò, ci faremo portavoce del diritto ad una vita libera e sicura per tante donne, nel ricordo di Vanessa, Giordana, Laura e di tante altre lasciate sole dall’indifferenza della legge.