Sicilia, scoperta la presenza di un’alga tossica in mare

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Sicilia, scoperta la presenza di un’alga tossica in mare

Una brutta tegola per i mari della Sicilia. L’agenzia dell’Arpa, azienda regionale per la protezione dell’ambiente, ha infatti scoperto la presenza di un’alga tossica nella zona balneare di Vergine Maria, in provincia di Palermo.

La particolare scoperta suscita negli ispettori ambientali non poche preoccupazioni in quanto potrebbe aumentare il rischio ai danni dei bagnanti, sopratutto di coloro che potrebbero ignorare o non rispettare il divieto di balneazione e decidano di fare comunque il bagno nelle zone a rischio.

Le autorità pertanto invitano i cittadini, e anche i turisti, dell’isola a rispettare i limiti e i divieti imposti dagli enti preposti al fine di scongiurare un pericolo che potrebbe, in alcuni casi, essere addirittura mortale.

Di Pietro Geremia

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3 commenti su "Sicilia, scoperta la presenza di un’alga tossica in mare"

  1. Vincenzo   24 luglio 2018 at 16:39

    Caro Pietro Geremia,
    avevo già avuto sentore che le tue fonti di informazione si basassero sul web…. e pertanto ciò si commenta da sé.
    Per quanto attiene le tue dotte informazioni provenienti dalla società italiana di tossicologia, ti sarà sicuramente noto che l’Ostreopsis Ovata si è GIA’ diffusa da decenni sulle coste italiane e che viene costantemente monitorata dagli organi preposti: quindi la TUA SCOPERTA, caro Geremia, non è così recente e il titolo del tuo articolo avrebbe avuto senso agli inizi della sua diffusione, avvenuta parecchi anni fa!
    Per quanto attiene il monitoraggio dell’alga, come forse non ti è chiaro, viene preso a riferimento la sua concentrazione per litro e non la presenza dell’eventuale tossina, la cui determinazione necessita di più accurate e costose indagini chimiche.
    Infatti, mio caro Geremia, viene monitorato l’indice (concentrazione alga) perché si è stabilito che – a concentrazioni superiori a 10.000 cellule/litro – potenzialmente l’alga potrebbe produrre una tossina (palitossina) che, in alcuni soggetti particolarmente sensibili, può produrre alcuni sintomi quali irritazione alle mucose, lacrimazione ed, eventualmente, febbre.
    Sarebbe bello se i giornalisti come te mostrassero lo stesso interesse che mostrano nei confronti di un’alga costantemente monitorata, anche nei confronti di tutte le immissioni di fuori norma di reflui, emissioni in atmosfera, prodotti da attività di natura sia civile che industriale e che vengono costantemente ignorate (sia dalla tua testata che dalla infinità di organi di informazione da te citati).
    Visto che sei un amante del web, ti invito a consultare il sito https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/area-mare/ dove, tra le molte informazioni dettagliate, potrai anche soddisfare la tua curiosità sulle generalità di tal dei tali.
    Buona lettura e buono studio

    Vincenzo Ruvolo (tal dei tali)

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  2. Pietro Geremia   5 luglio 2018 at 18:20

    Ciao Vincenzo (tal de’ tali, dato che non inserisci nemmeno il cognome), in merito alle informazioni che tu definisci come “imprecise, sommarie e fuorvianti”, se oltre a fare il leone da tastiera passassi anche solo 5 minuti a farti un giro del web, scoprirai che tali informazioni non le ha scritte solo la mia testata ma un’infinità di organi di informazione. In merito alle fonti, caro Vincenzo, le mie sono i membri della Società Italiana di Tossicologia, non proprio dei novellini sul tema in questione, i quali, egregio Vincenzo hanno dichiarato che l’alga, chiamata “Ostreopsis ovata”, data la tropicalizzazione del clima nelle nostre acque si sta diffondendo anche nelle coste siciliane e data la sua pericolosità se un soggetto ne inala le tossine può rischiare seri danni alla propria salute. Per tali motivi la stessa Società Italiana di Tossicologia suggerisce testualmente di ” stare lontani almeno 100 metri dalla riva” per lo meno nelle zone considerate a rischio.

    Ps: Se leggessi bene, stimabile Vincenzo, l’articolo vuole quindi informare i bagnanti e i turisti, invitandoli a rispettare i limiti e i divieti che le autorità locali vorranno preporre nel puro rispetto della loro salute.

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  3. Vincenzo   5 luglio 2018 at 14:30

    Dicci Pietro Geremia: quali sono le fonti delle tue informazioni così imprecise, sommarie e fuorvianti???
    Non sai, Pietro Geremia, che quella che tu definisci alga tossica (che ha un nome preciso e non allarmante) non è stata scoperta (come tu vuoi far credere tanto sommariamente quanto allarmistica mente) ma è conosciuta e monitorata da anni e anni e anni e anni?!?!?!
    Non sai Pietro Geremia che visitando la sezione area mare del sito web di Arpa Sicilia potrai trovare le corrette informazioni scientificamente attendibili sulla problematica da te evidentemente sconosciuta, invece di diffondere informazioni approssimative e prive di qualunque base cognitiva?

    Ps
    Chi sono questi “allarmati “ ispettori ambientali che ti hanno confidato i loro tormenti??
    Che sarebbe questa “azienda agenzia” di cui vai blaterando?
    Hai per caso intervistato o ti sei documentato con gli esperti della materia prima di pubblicare il tuo libero pensiero?
    Diccci Pietro Geremia, dicci….

    Rispondi

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